Buone e Belle: i nuovi orizzonti della cosmetica Cruelty-free

Belle e crudeli, il patto è questo. Per le grandi case cosmetiche la nostra bellezza si baratta con le sevizie sugli animali, ma questo è uno scambio che nel ventunesimo secolo non siamo più disposte ad accettare. L’argomento è di quelli delicati visto che le aziende nella lista dei test su animali sono tantissime. Le cose sembrano tuttavia aver finalmente preso una svolta epocale e di eccezionale importanza.

crueltyfree

Partiamo dal principio, cos’è un prodotto cruelty-free?

Cruelty-free, letteralmente “privo di crudeltà” non è l’appellativo di una persona particolarmente buona, ma la sigla apposta sui cosmetici che non hanno testato le loro formule sugli animali e che, quindi, non incrementano la vivisezione. Si tratta di uno standard Internazionale che si riferisce sia al prodotto finito che ai singoli ingredienti.

Molte diciture traggono spesso in inganno: “prodotto finito non testato su animali” potrebbe significare che i singoli componenti sono stati testati, oppure “testato clinicamente”  o “testato dermatologicamente”  indicano che i test sono stati effettuati anche su volontari umani e sulla pelle, ma senza assicurarci che gli animali siano stati lasciati in pace.

Siccome in passato molti ingredienti sono stati testati ed in seguito utilizzati le aziende che aderiscono allo  “standard cruelty-free”, sostenuto da associazioni antivivisezioniste di tutto il mondo, adottano il criterio della cut-off date: in pratica si impegnano da un preciso momento a non comprare o utilizzare nuovi ingredienti dei quali non si può assicurare la totale estraneità ai test, un modo utile per non incrementare le sevizie sugli animali.

Esiste poi un’apposita accortezza che non è tuttavia ricompresa nello standard, che riguarda gli ingredienti di origine animale: lo standard internazionale non compre questa facoltà e lascia la scelta al consumatore, considerando che alcune aziende riescono a procurarseli in maniera naturale e biologica mentre altre meno.

Insomma la faccenda dello Standard Internazionale e della certificazione ICEA-LAV è estremamente complessa: su siti specifici è possibile trovare liste di case cosmetiche che non testano, ma si è creata una “cortina fumogena” di certificazioni a pagamento, autocertificazioni e affermazioni che rendono solo più complicato all’acquirente capire se il prodotto è testato o meno.

Le cose sembrano aver ultimamente preso una piega diversa, dopo un cammino durato quasi 20 anni: nel 2004 sono stati vietati i test in Europa sui prodotti finiti e nel 2009 si è stabilito il divieto di sperimentazione sugli animali di ogni ingrediente cosmetico; dall’11 marzo di quest’anno  il Parlamento Europeo ha sancito il divieto totale nel territorio UE di testare e commercializzare ingredienti e cosmetici testati su cavie. La produzione dei cosmetici in Europa è diventata ufficialmente Cruelty-free!

Non sono ammesse deroghe, l’Europa ha scelto la strada della ricerca di metodi alternativi di sperimentazione e ha assunto un impegno unanime dettato dall’etica personale, umana e sociale. Inoltre la Commissione Europea si impegna ad instaurare un dialogo con gli altri paesi ancora vivisettori (in primis la Cina) per persuaderli a seguire la medesima strada.

D’altronde, è davvero necessario testare su animali? Personalmente ritengo di NO nella maniera più assoluta,  sia perché è una crudeltà immonda ed immotivata, sia perché se il prodotto è creato con attenzione e con ingredienti naturali non risulta pericoloso per l’uomo. Oltretutto siamo noi i primi test di noi stessi: ogni cosmetico, infatti, andrebbe prima testato su una piccola parte della nostra pelle per verificarne la tollerabilità. Siamo tutti diversi e, sinceramente, il test su un povero animale non diminuisce i rischi che un prodotto potrebbe avere su ogni singola persona, con esigenze, pelle e caratteristiche diverse dagli altri.

Ultima annotazione: dall’11 luglio sulle etichette dei cosmetici le informazioni relative alla scadenza e agli ingredienti verranno rese ancor più chiare, per un’etica di consumo sempre più consapevole.

Oggi mi sento bella davvero, e lo sono senza crudeltà.

Chi bella vuole apparire, nessun altro deve far soffrire.

Lucia Izzo

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